Attraverso l' Italia che cambia
Un viaggio, durato sette mesi e sette giorni in camper, attraverso l'Italia che cambia
Intervista a Daniel Tarozzi che attraverso il suo viaggio ci offre spunti e riflessioni

Un' italia difficile, ma allo stesso tempo meravigliosa, venti regioni un camper ed un ragazzo pieno di idee e voglia di scoprire e capire. Questo è il viaggio attraverso l’Italia che Cambia di Daniel Tarozzi che si è da poco concluso il 16 Aprile scorso dopo sette mesi e sette giorni. Daniel ha risposto ad alcune delle nostre domande sulla sua esperienza.

Raccontaci chi sei/ cosa stai facendo?

Ciao! Sono un “ragazzo” di 35 anni, di mestiere giornalista, che per sette mesi ha viaggiato con un camper per attraversare tutta Italia (e quando dico tutta intendo tutte e 20 le regioni) per andare ad incontrare chi ha preso la propria vita in mano senza aspettare che qualcuno lo faccia al suo posto. In pratica, l'idea è di costruire un mosaico di esperienze di “cambiamento”: esiste un'Italia normalmente non rappresentata dai mass media e fatta di centinaia di migliaia (milioni?) di persone. Un'Italia fatta di imprenditori etici che non inseguono il profitto in quanto tale, fatto di ragazze e ragazzi che tornano all'agricoltura, di manager che si licenziano o che riconvertono la propria azienda, di associazioni che difendono il territorio e propongono modi diversi di vivere, lavorare, abitare, esistere. Esperienze cittadine, urbane, come quelle che abbiamo incontrato a Scampia (Napoli) o a Taranto (non solo Ilva!) o nelle italiche “transition town”. Esperienze di buona Politica come quelle dei Comuni Virtuosi. E potrei continuare per ore. Un'Italia viva e pulsante che attraversa l'italico stivale portando avanti quell'altro mondo possibile di cui tanto si parla e poco si mostra.

Da dove nasce l’idea del progetto? Perché hai sentito l’esigenza di raccontare esperienze di un' Italia diversa?

Perché faccio il giornalista! Quando feci la tesi (nel lontano 2002) intervistai molti grandi giornalisti d'inchiesta. Chiedevo loro: come mai non si fanno quasi più inchieste? E la risposta più diffusa fu: per pigrizia! Nell'era delle agenzie stampa e di internet la tentazione di rimanere comodamente seduti dietro alla scrivania è fortissima, anche e soprattutto a causa della mancanza endemica di soldi che chi ha scelto di esercitare questa professione senza vendersi ben conosce. Dopo oltre 10 anni in cui mi sono occupato di questi mondi e in cui ho scoperto la loro grandezza e il loro valore, sentivo quindi l'esigenza di andare ad incontrarli con i miei occhi, di parlare con loro, di capire chi sono e cosa fanno davvero. Ed ecco l'idea del viaggio in camper (un vecchissimo camper degli anni '80). Ed ecco l'idea del libro che uscirà tra pochi mesi e racconterà quanto abbiamo incontrato.

Quali realtà hai incontrato? Cambiamento, autoproduzione, ritorno alla terra, decrescita, riscoperta del senso della vita?

Innanzi tutto poco fa ho affermato “abbiamo incontrato”; non era un plurale maiestatis. In questi sette mesi, infatti, ho spesso avuto dei compagni di viaggio. Voglio citare in particolare Paolo Cignini – che ha condiviso quasi metà dell'esperienza documentando con la sua telecamera e Elisa Cutuli, giornalista, fotografa e mia dolce metà. Raccontarti le esperienze che abbiamo incontrato è impossibile. Diciamo che ho incontrato persone responsabili, consapevoli, che lavorano partendo da se stesse, ma senza mai dimenticare le comunità in cui vivono. Persone che, tra mille difficoltà, paure e dolori, riescono a contribuire alle cause in cui credono. Persone con una luce viva negli occhi ed in molti casi una serenità di fondo. Persone spesso in equilibrio con se stesse e con il mondo. Persone accoglienti, calde e – a tratti – felici.

Hai visto girando qualche cosa che non ti è piaciuto?

Purtroppo sì! Ho visto l'Ilva di Taranto, ho visto le “vele” di Scampia, ho visto i cantieri del Tav in Val di Susa. Ho visto i mostri inquinanti che costellano questo paese, la decadenza delle periferie italiane, la burocrazia che tende a soffocare qualunque progetto esca dagli schemi della “crescita” e dal paradigma omologante e dominante. Ma accanto a tutte queste realtà ho incontrato esseri umani meravigliosi che lavorano per cambiare le cose e spesso ottengono risultati insperati.

Quale è lo scopo ultimo del tuo progetto?

Raccontare e mostrare quest'Italia. Far sentire meno solo chi vuole mettersi in movimento e pensa di essere solo. Vorrei andare da lui /lei e dirgli: “ehi, tranquilla/o, non solo non sei sola/o, ma sei circondata/o da persone stupende, preparate e attive. Quello che sogni, si può fare! Ma dovrai lavorare sodo e lamentarti poco ed attivarti subito metterti in rete con gli altri.” Ps sì lo so, è faticoso leggere con tutti questi a/o e/i ma se vogliamo cambiare le cose non possiamo non partire dal linguaggio. Come diceva Moretti, le parole sono importanti.

Alla luce dei recenti accadimenti politici italiani il tuo viaggio acquista un nuovo senso?

Onestamente no. Non sono rimasto affatto sorpreso dal risultato del Movimento a 5 Stelle. I nostri media, come sempre sganciati dal reale, continuano ad affermare che si è trattato di un voto di protesta e non vogliono capire che invece Grillo non ha fatto altro che incanalare e cogliere un movimento spontaneo che da anni caratterizza l'Italia e che si era già mostrato clamorosamente con l'esperienza dei referendum sull'acqua o con la partecipazione ai vari movimenti che attraversano il territorio. La vera politica, comunque, resta quella che si fa nella vita di tutti i giorni. I politici? Quando la classe politica smetterà di ostacolare chi cerca di cambiare le cose e rinuncerà alle sue aggressioni sistemiche ai danni del territorio, dell'acqua, dell'aria, della salute e della libertà delle persone, già avremo ottenuto un risultato clamoroso.

Nell’estate del 1959 Pasolini percorse lo stivale su una Fiat Millecento per realizzare “La lunga strada di sabbia”, un reportage sull'Italia tra cambiamento e tradizione…quali similitudini con la tua esperienza?

Mi piacerebbe dirtele, ma non ho visto il film di Pasolini. Credo però che sarebbe davvero arrogante da parte mia pensare anche solo di potermi paragonare ad una figura del genere. Più umilmente spero di poter essere un megafono per le persone che ho incontrato. Le amo tutte, una per una, ed è per loro che lavoro ogni giorno.

Intervista a Daniel Tarozzi 
foto di Paolo Cignini

http://www.italiachecambia.org/



23.MAG.2013      Autore: Redazione
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