Ninguno pedirá un parking
Ninguno pedirá un parking, nessuno chiederà un parcheggio, è un titolo del quale erocerto fin dall'inizio per questo progetto artistico realizzato a Valencia in uno spazio urbano inutilizzato, una sorta di terzo paesaggio per dirla alla Gilles Clément, generalmente frequentato dai cani del circondario e dai rispettivi padroni.
 
 
La mia convinzione si basava sul fatto che un bimbo di tre anni difficilmente reclamerà un
posto auto. Ma andiamo con ordine: si tratta di una installazione artistica site-specific, realizzata in un'area incolta compresa tra i palazzi di otto-dieci piani, pensata per essere esposta in una collettiva fotografica avente per tema lo spazio urbano.
 
 
L'idea era quella di reinterpretare questo luogo segnalandone l'esistenza in maniera non semplicemente documentativa, ma immaginandone un utilizzo alternativo slegato dalle esigenze tipiche della comunità. Ero alla ricerca di un'idea fresca e così ho pensato ai bambini di tre anni in quanto hanno una mente più libera, ancora priva di preconcetti e di esigenze particolari. Mi sono quindi rivolto alla direttrice della scuola per infanzia Ceip Max Aub,presentandole un progetto che vedeva come protagonisti gli alunni delle classi di tre e quattro anni; la proposta è stata accettata con un sorprendente entusiasmo e la settimana successiva ero seduto in classe con oltre quaranta bambini, due maestre e due educatrici. Ho distribuito a tutti le foto dello spazio in questione, ne abbiamo parlato assieme e alla fine ho detto loro di disegnare quello che volevano, senza limiti all'immaginazione; l'unica richiesta specifica era l'utilizzo del solo pennarello nero e del foglio bianco.
 
 
Superato il momento di comprensibile imbarazzo ognuno ha iniziato a creare il proprio piccolo progetto personale e alla fine sono uscito con quarantaquattro disegni, decisamente oltre le mie aspettative.
Una volta ritagliati i contorni per ammorbidirne la forma e astrarre la piccola opera dall'idea convenzionale di disegno, li ho inseriti uno alla volta in una cornice rossa, collocati nell'area e fotografati nel contesto, grazie anche al prezioso aiuto didue collaboratrici e di un invisibile rotolo di filo da pesca.
 
 
Il progetto è andato in mostra dal 27 novembre al 17 dicembre 2015 all'interno della collettiva fotografica Espacio Disponible, presso la sala espositiva Constantí Llombart della rete civica bibliotecaria di Valencia.
Fin dall'inizio l'idea espositiva era quella di collocare tutte le fotografie attorno a una colonna al centro della sala in modo che il visitatore facesse un girotondo, il tipico gioco dei bambini, per poter fruire completamente dell'opera. C'era inoltre la volontà di "appropriarsi" dello spazio espositivo staccandosi dal modello convenzionale di presentazione delle immagini a parete, uno schema tipico delle mostre fotografiche. Alla fine ho dovuto constatare e ammettere che i bambini disegnano molto meglio di me.
 

 Articolo di Gabriele Menconi



18.MAR.2016      Autore: Redazione
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