PERDUTI NEL PAESAGGIO / LOST IN LANDSCAPE
Mart / Rovereto
5 aprile / 31 agosto 2014

“Siamo stati banditi dall’Eden e da banditi siamo entrati nel Paesaggio, e in questo Paesaggio ci perdiamo nel senso che può essere un luogo di perdizione ma è un luogo di cui ci possiamo perdutamente innamorare”, così la direttrice del museo trentino, Cristiana Collu, presenta la mostra Perduti nel Paesaggio visitabile fino al 31 agosto al Mart di Rovereto.

Perduti nel Paesaggio ingresso

L’intento è di mostrare il Paesaggio “così come noi lo vediamo quando decidiamo di prendere le distanze da una certa moda di essere green o politicamente corretti all’ambiente”. Una visione che si distacca dall’approccio occidentale per avvicinarsi ad un progetto planetario. Gerardo Mosquera, cubano e curatore della mostra, nelle prime pagine del catalogo definisce paesaggio “sia la percezione di un determinato luogo sia la sua rappresentazione”.

Perduti nel Paesaggio Marina Abramović

Il  Paesaggio qui rappresentato non è il fine ma un mezzo per suscitare un’esperienza conoscitiva e costruire un messaggio artistico. Sessanta artisti provenienti da tutto il mondo, molti dei quali per la pima volta in Italia, hanno tradotto questo pensiero in dipinti, fotografie, video e installazioni.

È difficile raccontare chiaramente questo progetto complesso così come è impossibile definire univocamente il termine Paesaggio.

Perduti nel paesaggio Gabriele Basilico

Joao Ferreira Nunes, nel suo saggio all’interno del catalogo, sottolinea tale Babele di significati rimarcando, una per tutte, la differenza tra i termini della cultura anglosassone e quelli della cultura greco-latina tutti traducibili come paesaggio, ma mentre per i primi  (Landscape e Landshaft) l’espressione racchiude sempre un riferimento alla terra non includendo un riferimento esplicito all’uomo, per i secondi (Paisagem, Paysage, Paesaggio) la parola richiama il riferimento ad un territorio ad un ‘pays’ e ad una relazione differente tra uomo e ambiente.

Ne emerge una rappresentazione complessa che non può prescindere da questo senso di disorientamento nel parlare di Paesaggio.

Ci si sente persi sin dall’ingresso alla mostra con la prima immagine completa dell’universo composta con i recentissimi dati rilevati dal satellite Planck. Un’immagine-riassunto che sfida l’infinito e preannuncia la pluralità delle rappresentazioni esposte. Accanto trova posto la più antica rappresentazione dell’universo: una riproduzione del disco di Nebra risalente all’età del bronzo, a circa 1600 anni a.C., entrambe le opere sono testimonianza permanente della volontà umana di appropriarsi del Paesaggio. Lungo il percorso espositivo incontriamo Marina Abramović con la performance Stromboli, Davide Tranchina con i suoi paesaggi notturni sull’isola di Montecristo, Anselm Kiefer, e poi i paesaggi di guerra di Gabriele Basilico, Vandy Rattana e Richard Mosse.

Perduti nel paesaggio allestimento

Gli spazi interni ed esterni del Mart e l’allestimento entrano in una magica simbiosi con le opere e più che un progetto sul paesaggio appaiono essi stessi un progetto di paesaggio.

Perduti nel Paesaggio

La sensazione di disorientamento accompagna il visitatore lungo tutta la mostra ed è anche una chiave di lettura. Come un bambino ai suoi primi passi con coraggio inizia l’esplorazione di uno spazio ignoto, così per noi adulti l’unico modo per conoscere davvero un luogo è perdersi.

Il titolo della mostra diventa in questo modo un invito a ritrovare il paesaggio perdendosi nelle sue infinite rappresentazioni.

http://www.mart.trento.it/

Testo di Claudia Mezzapesa

Foto di Elena Moretti e Claudia Mezzapesa



08.LUG.2014      Autore: Claudia Mezzapesa
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