Contenere il consumo di suolo

Lunedì 7 aprile, a Firenze, si è tenuto un dibattito in occasione della presentazione del volume “Contenere il consumo di Suolo: saperi ed esperienze a confronto" curato da Gian Franco Cartei e Luca De Lucia nel quale sono raccolti gli interventi del seminario “Contrastare il consumo di suolo”. L'incontro è stato coordinato da Paolo Ermini, Direttore del Corriere Fiorentino e introdotto da Giuseppe Morbidelli, Presidente della fondazione CESIFIN Alberto Predieri. Hanno partecipato al dibattito Massimo Fiorio, Vice Presidente della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati; Alessandro Jaff, Presidente dell' Ordine degli Architetti di Firenze; Silvia Viviani, Presidente dell' Istituto Nazionale di Urbanistica.

Il consumo del suolo è un argomento molto attuale, soprattutto perché i dati sull'utilizzo di suolo non edificato, sono allarmanti. Si tratta di una trasformazione non reversibile di un bene non rinnovabile. Come ha detto Paolo Ermini, questo è un tema “planetario”. Mediamente vengono consumati più di 8 metri quadrati di territorio al secondo. Ogni anno vengono cementate superfici pari alla somma dell'estensione di Milano e Firenze. Il maggiore incremento di consumo del suolo si è avuto a partire dagli anni '50, quando la superficie urbanizzata era pari a circa 8.000 chilometri quadrati, giungendo ai 20.500 chilometri quadrati nel 2010. Si è passati quindi da 170 a 340 metri quadrati per cittadino in meno di sessant'anni.

A questo proposito è intervenuto Alessandro Jaff richiamando l'attenzione sul progresso che ha interessato il nostro paese nell'arco degli ultimi sessant'anni: il suolo è stato consumato a causa dello sviluppo industriale e demografico nella ricerca di una società del benessere. Per lungo tempo le città sono state definite un “luogo morto” ed è stata la possibilità di avere sempre più mezzi di trasporto personale a convincerci che il vivere lontano dai luoghi di lavoro fosse una scelta positiva. Colpevole di questo è stata anche la presunzione di poter rinunciare alla relazione interpersonale, debole pensiero che ha gettato le basi per un degradamento della società. “Ci siamo dimenticati la centralità dell'elemento relazionale che è fattore fondamentale dello sviluppo e della crescita di un paese e della sua popolazione”. Altro elemento che ha giocato un importante ruolo è stato l'abbandono dell' agricoltura. Questo non è stato causato dall'urbanizzazione, ma dalla scarsa capacità dell' agricoltura di produrre reddito e l'unica soluzione possibile è che questo settore torni a generare una redditività tale da risultare nuovamente appetibile. Bisogna ricordarsi che l'attuale aumento di superficie boschiva non è dovuto a una nuova sensibilità, ma per la maggior parte all' abbandono delle campagne.



Ci troviamo oggi a cercare una soluzione possibile per contenere il consumo di suolo e non per contrastarlo. Il limitarne l'utilizzo prevede un obiettivo di volumetrie zero e potenziamento delle città. Questo significa andare ad intervenire su volumetrie già esistenti e migliorarle, restaurarle o abbatterle e ricrearle e sono le attuali periferie e i vuoti urbani la miglior risorsa dove peter attuare i giusti interventi. “Recuperare il suolo e gli edifici già presenti nella città”- dice Silvia Viviani- “significa non solo risparmiare gli spazi agricoli, ma anche un riutilizzo di quegli spazi che sono unici all'interno della città”. Vanno fatte proposte operative, non solo divieti. “Il progetto di città”-continua Silvia Viviani - “non può essere scisso dalla cittadinanza. Dobbiamo tornare a progettare i luoghi dove viviamo, con spazi verdi, collettivi, di sosta e magari anche con la creazione di nuovi paesaggi. Occorre una pianificazione territoriale con uno scenario stabile di limiti, vincoli e visioni ed un programma di semplificazione legislativa”.

“La cattiva urbanizzazione, insieme all' abusivismo, ha portato un enorme costo alla società”. - ha detto Massimo Fiorio - “Il consumo di suolo è un costo collettivo.” Gli elementi più evidenti sono l'espansione delle aree edificate e l'impermeabilizzazione delle superfici naturali. Negli ultimi anni, si sono osservati un aumento della frequenza dei fenomeni meteorologici estremi e un aggravamento dei danni prodotti che è legato a una maggior presenza di persone e beni nelle aree interessate da tali fenomeni. Ciò ha reso più stringente la necessità di una strategia di gestione del territorio, che finora è stata frammentaria e, nel complesso, modesta, non solo in Italia.

Il 15 giugno 2013 è stato presentato un Ddl sul contenimento del consumo del suolo e sul riuso del suolo edificato. Definito in pochi articoli si propone di conservare, di promuovere e tutelare l'attività agricola, il paesaggio e l'ambiente, nonché di contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici. La priorità è data al riuso e alla rigenerazione edilizia del suolo edificato esistente, rispetto all’ulteriore consumo di suolo inedificato. Queste costituiscono principio fondamentale della materia del governo del territorio.

Le politiche di tutela e di valorizzazione del paesaggio, di contenimento del consumo del suolo e di sviluppo territoriale sostenibile sono coordinate con la pianificazione territoriale e paesaggistica.

a cura di Roberta Scaffidi

Contenere il consumo di suolo: saperi ed esperienze a confronto

 

 

 



20.APR.2014      Autore: Redazione
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