Pensiero sistemico e futuro della Città
Fritjof Capra a Riumanizzare e civilizzare l'urbano
Firenze, 12-13 Orrobre 2013

“Riumanizzare e civilizzare l'urbano”: questo era il titolo del Convegno svoltosi nel mese di Ottobre a Firenze, nel quale Fritjof Capra ha svolto una lezione magistrale introduttiva per invitare il folto pubblico presente ad una“riflessione radicale”sui principii e valori del pensiero contemporaneo. Nella sua“lecture”, Capra ha disegnato la mappa di un radicale mutamento in atto nell’ambito del sapere stesso. I modelli lineari e deterministici ereditati da Newton e Darwin si stanno rivelando sempre più inadatti a favorire la comprensione del mondo e di noi stessi: è necessaria una nuova sintesi dell’universo, alla quale, da campi diversi, stanno contribuendo gli studiosi impegnati su fronti apparentemente distanti, che si chiamano teoria di Gaia, teoria sistemica, della complessità e del caos.
Capra, forte della sua formidabile curiosità intellettuale, ha il merito di tendere a una sintesi complessiva, fatta con un linguaggio piano e accessibile, di questa“insensibile”rivoluzione, scorgendo il delinearsi di un nuovo/antico pensiero, che vede nella natura e negli esseri viventi non entità isolate, ma sempre e comunque“sistemi viventi”dove il singolo è in uno stretto rapporto di interdipendenza con i suoi simili e il sistema tutto. La somma di queste relazioni, che legano gli universi della psiche, della biologia, della società e della cultura è una rete: la Rete della vita.


Un esempio esplicativo di tutto ciò, è la Teoria dei sistemi viventi che, come ci ha ricordato il grande fisico austriaco nel Convegno di Firenze, collega le Comunità ecologiche con le Comunità umane. Entrambe hanno gli stessi principi di organizzazione  e sono “reti chiuse” dal punto di vista organizzativo, ma aperte ai flussi di energia e di risorse. Negli ecosistemi naturali, la complessità delle Rete sta nel suo intreccio caratterizzato dalla biodiversità, che formano comunità ecologiche eterogenee e, di conseguenza, elastiche. Infatti, il concetto di diversità implica molte relazioni diverse, molti approcci diversi al problema, ragion per cui una comunità eterogenea è una comunità elastica, che è in grado di adattarsi alle situazioni che mutano nel tempo.
La diversità può rappresentare un“valore strategico”solo se la comunità è consapevole dell’interdipendenza di tutti i suoi membri; l’essere diversi arricchirà tutte le relazioni e, quindi, sarà fonte di ricchezza, sia per la comunità che per il singolo suo membro.
Se, però, la società è frammentata, in gruppi e individui isolati, la diversità può invece diventare fonte di pregiudizi e di contrasti, come è accaduto spesso nelle società influenzate dalla Cultura dello sviluppo illimitato delle  cosiddette “civiltà  occidentali.
In tali società, il “pensiero sistemico”, la necessità di mappare le relazioni per comprendere il significato, ad esempio, dei luoghi dove la gente vive ed abita, è considerato estraneo alla nostra tradizione culturale e assai più prossimo alle culture orientali.
Tuttavia, Fritjof Capra ci mette davanti al progressivo declino, sviluppatosi durante tutto il XX secolo, della principale tesi che ha sorretto il“pensiero occidentale”, ovvero quello della crescita illimitata dello sviluppo economico e del consumo di suolo; a questa tesi Capra oppone una teoria della “crescita qualitativa dello sviluppo” fondata su cinque paradigmi culturali (propri del pensiero sistemico): interdipendenza, flessibilità, diversità, riciclaggio degli scarti, partnership solidale.


Alla luce di questo mutamento radicale del pensiero scientifico e sociale contemporaneo, per F.Capra, la città contemporanea non è “umana”, perché attraversata da innumerevoli fenomeni di frammentazione ai vari livelli, a cominciare dalla prima forma di frammentazione di una comunità costituita da quella fra istituzioni, potere politico e società. “Umanizzare la città”, per il grande pensatore austriaco, padre della Deep Ecology negli anni 70, è un obiettivo comune di una duplice rivoluzione prodotta da un cambiamento radicale del pensiero occidentale, dalla crescita illimitata alla crescita qualitativa dello sviluppo e da un attivo e forte protagonismo della “partnership comunitaria”, alla quale spetta il diritto/dovere di ripensare l’organizzazione, la forma,gli scambi e le centralità culturali della Città contemporanea, attraverso l’uso di una tecnologia che sappia dare soluzioni “sistemiche”, non univoche.



06.NOV.2013      Autore: Enrico Falqui
CONDIVIDI